Il porto vecchio di Trieste

Il porto vecchio di Trieste è il luogo dove la storia di questa città fatta di persone ma anche di mare e di vento, viene maggiormente raccontata. Ecco alcuni cenni storici.

Quella del porto vecchio di Trieste è una storia molto particolare. Fu costruito tra il 1868 e il 1887 adiacente alla stazione centrale costruita nel 1857. È composto da un’intera area di circa 602.000 mq (dal canale di ponte rosso fino all’abitato periferico di Barcola). Comprende circa cinque differenti moli e 3100 metri di banchine per il carico e lo scarico delle merci. Inoltre contiene ben ventitré edifici tra hangar, magazzini (tra cui il n.18 ma ne parleremo più avanti) e altre strutture protette da una diga foranea.

Il porto vecchio di Trieste non assomiglia ai tipici porti marittimi italiani, ma la sua architettura, ideata dagli ingegneri Talabot e Pascal, ricorda quella dei Lagerhauser del nord-Europa. Un esempio ancora presente è la Speichestadt di Amburgo.

La struttura nasce per volontà dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. Con questa opera, la città di Trieste aveva la volontà di dotarsi di un grande punto d’attracco che fosse stato in grado di gestire l’intero commercio marittimo dell’impero austro-ungarico.

Al suo interno è possibile trovare oltre a molti edifici anche una centrale idrodinamica, delle gru, alcune attrezzature elettrodinamiche e i silos, il tutto ancora oggi perfettamente visibile e in ottimo stato anche se non più operante da moltissimi anni.

porto vecchio di trieste

La sua intera costruzione si fondava su progetti di altissima qualità architettonica grazie anche all’utilizzo di tecniche all’avanguardia nell’utilizzo del cemento armato.

Il porto vecchio di Trieste rimane una testimonianza storica delle grandi imprese edili europee (con sede in città) e dei loro brevetti. Ne sono esempio il brevetto Hennebique della Ing. Odorico & C, il brevetto viennese Ing. Edmund Est & Co, il brevetto Wayss della Wayss, Freitag & Meinog di Innsbruck ed infine il brevetto della ditta triestina Ing. Geiringer e Vallon.

Ad oggi nel porto è presente un polo museale. Come già affermato sopra, al suo interno vi è una centrale idrodinamica, uno degli edifici più tecnologici dell’intero complesso. Fu uno dei primi al mondo a dotarsi di tale impianto dopo quello di Amburgo. Oggi può essere considerato un capolavoro di archeologia industriale. L’edificio della centrale idrodinamica si contraddistingue dalle altre strutture presenti poiché costruito su progetto dell’architetto Giorgio Zaninovich, che cercò di seguire le regole stilistiche della Wagnershule.

Magazzino 18 – Una piccola storia all’intero di un grande porto commerciale

Considerato la “pompei” di Trieste, è diventato famoso grazie all’omonimo spettacolo teatrale di Simone Cristicchi.

Il magazzino 18 è tra i più conosciuti edifici presenti all’interno del porto vecchio. Questo non è altro che il luogo dei ricordi di tutti gli esuli istriano-dalmati che durante l’esodo sono partiti alla ricerca di una terra in cui vivere sereni.

Il magazzino 18 con tutto ciò che è contenuto al suo interno, segna in modo indelebile (oltre ad esserne la testimonianza) una pagina dolorosa ed alcune volte dimenticata della storia italiana.

Spesso viene considerato un monumento alla memoria, ma il magazzino 18 di Trieste non è altro che un contenitore di ricordi che dovrebbero ritornare nelle case di coloro che hanno dovuto lasciare una terra svenduta nei trattati di fine guerra.

Al suo interno è possibile trovare sedie, armadi, masserizie varie e talvolta anche dei giocattoli di bambini che sono scappati da una terra che non li voleva più, perché la loro sola colpa era quella di nascere italiani.

Con il magazzino 18 l’Italia ricorderà per sempre come quasi 300000 persone scelsero di lasciare le loro case e le loro terre (destinate a diventare territorio Jugoslavo), pur di rimanere italiani.

Cristicchi nella sua celebre canzone, riassunto di tutto lo spettacolo che per anni ha fatto girare per l’Italia, recita:

«…sono venuto a cercare mio padre / in una specie di cimitero / tra masserizie abbandonate / e mille facce in bianco e nero»

Ed ancora:

«… e siamo scesi dalla nave bianca / i bambini, le donne e gli anziani / ci chiamavano fascisti / eravamo solo italiani / italiani dimenticati / in qualche angolo della memoria / come una pagina strappata / dal grande libro della storia…»

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