Un po’ di triestino: uso del volentieri

18 Ottobre 2017

Volentieri non è solo una parola ma per i triestini è un vero e proprio modo di dire tipico della città. Oggi, per tale motivo, vogliamo parlarvi del particolare utilizzo della parola

Trieste è un vero e proprio crocevia di culture. In una sola città è possibile incontrare persone provenienti da molti paesi. In una sola via è possibile conoscere sloveni, croati, friulani, istriani e persino alcune volte anche degli italiani. Sarà per questo motivo che per il turista in visita nella città, è normale trovarsi spaesato nel sentire ed apprendere alcuni modi di dire tipici del dialetto cittadino come l’uso del volentieri.

Domanda: «…la me paghi quatrò s’ciopète…» – risposta: «…volentieri…»

Questo è uno dei tipici dialoghi che è possibile ascoltare in una tradizionale panetteria triestina. Ciò che può interdire uno straniero e risultare ambiguo è l’uso della parola “volentieri” in risposta alla domanda.

Facciamo un passo indietro. Secondo il vocabolario Garzanti, la parola in sé ha il significato di “con piacere, di buona voglia”. Il ciò quindi la identifica con una accezione affermativa. In triestino questo significato è mutevole, il più delle volte passando da una accezione affermativa ad una negativa. Tornando quindi alla domanda scritta sopra, essa avrà il significato di:

«…posso avere quattro s’ciopète…» «…glieli darei volentieri, ma ne sono sprovvisto…»

Tuttavia, il triestino è pur sempre un dialetto della lingua italiana e per tale motivo vi possono essere dei casi in cui, tale parola si utilizza anche in modo affermativo:

«…volentieri, go de far, cioleremo un capo in b un’altra volta…»

«…volentieri, ho da fare, prenderemo un capo in b un’altra volta…»

Un po’ di triestino: uso del volentieri

Ma come fare a capire quando si utilizza questa parola con la sua accezione negativa e quando invece il volentieri è utilizzato con la sua accezione positiva?

Per capire tale differenziazione è necessario del sano allenamento alla tipicità del triestino. Anzi, ciò che serve allo straniero e al turista è un vero e proprio spirito d’osservazione.

La vera differenza nei due differenti utilizzi sta nel linguaggio non verbale dell’interlocutore triestino: quando la parola è un significato negativo, sicuramente l’interlocutore assumerà una faccia ben dispiaciuta, in caso contrario, se l’accezione utilizzata è affermativa la frase continuerà fornendoci tutte le informazioni o i servizi che abbiamo richiesto.

Dopotutto, anche lo stesso Aristotele affermava che “quando l’anima muta anche il corpo e gli occhi cambiano aspetto.”

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